Induismo
Consistenza numerica | Fondatore: molti Saggi | |
| Glossario |
| Introduzione |
E’ una religione mistica, cioè, a differenza delle religioni profetiche, qui si parte dall’uomo che cerca l’illuminazione lungo un itinerario di purificazione. L’iniziativa è dell’uomo e non di Dio.
Esse propongono quindi un’esperienza spirituale intensa che qualcuno ha vissuto: la figura del “profeta” è qui sostituita da quella del “saggio”.
| Fondatore |
Nell’Induismo non abbiamo un fondatore, ma molti saggi ai quali Dio avrebbe rivelato le scritture.
Omkar o Om, il simbolo dell’induismo |
| 1. Storia |
Non è per nulla facile ricostruire, specie dai suoi inizi, la storia della religione Indù. La parola “Induismo” deriva da Indù, termine con il quale nel 1200 d.C. i mussulmani indicarono la religione delle popolazioni che abitavano ad est del fiume Indo. L’Induismo si innesta in una tradizione religiosa millenaria (circa 5000 anni di storia) ed è formato da molti correnti religiose, tante quanti sono i popoli che, con la propria storia e le proprie tradizioni abitano l’immensa penisola indiana. La lunga storia di questa religione variegata può essere suddivisa in tre momenti:
- Il Vedismo = Veda, parola sanscrita che vuol dire scienza, conoscenza. Questo momento va dagli inizi all’800 a.C.
- Il Brahmanesimo, periodo che va dall’800 a. C. al 500 d.C. Il termine è preso dal nome dato ai sacerdoti “Brahmani” del dio Brahman, l’assoluto. Nasce in questa fase la seconda raccolta di scritti importanti, quelli che vanno sotto il nome di “Upanishad”. Tra il quarto e terzo secolo a. C. viene composto un prezioso libretto chiamato “Gita” o “Canto del Signore”.
- L’Induismo, come terza e ultima fase nella storia delle religioni dell’India dopo il Vedismo e il Bramanesimo, giunge sino ai giorni nostri. In realtà i fedeli di questa religione preferiscono definire la loro fede con il nome di Bramanesimo. Sono tre le divinità principali (la Trinità indiana) che sono un punto di riferimento: Brahman=il Creatore; Vishnu = colui che è benevolo, che preserva; Shiva, colui che distrugge e ricrea la vita.
Gli Induisti sono oggi presenti per lo più in India e in Nepal.
Brahman
Vishnu
Shiva
2. Scritti
Un passo dei "Libri Veda" |
Gli “Upanishad”: Il termine “Upanishad” significa “sedersi vicino”: sono infatti riportate le discussioni di maestri o guru indù che, seduti sulle rive del fiume o in una foresta, rispondono alle domande dei discepoli. Vengono composti in epoche diverse a partire dall’800 a. C. .Sono per lo più dei trattati che prospettano risposte alle domande sul significato della vita, sulle origini del mondo,ecc.
Gita: È un libretto di 18 capitoletti destinato alla gente semplice. Esso indica la via percorribile per tutti gli uomini e per tutte le donne di qualsiasi casta.
Le Massime
|
| 3. I Luoghi Sacri |
I templi: la loro configurazione architettonica è varia perché caratterizzata da stili diversi legati geograficamente all’ambiente e cronologicamente alle diverse epoche nelle quali sono stati costruiti. Non mancano comunque elementi comuni quali: la pianta quadrangolare, il tetto
Benares: è la città santa per eccellenza, l’unica al mondo costruita su una sola riva del fiume, il Gange, quella dalla quale si vede il sole sorgere sull’acqua. Qui i pellegrini sono sempre numerosi e li si incontra sui ghat, le scalinate che fiancheggiano il fiume sacro Gange, lungo più di 3000
La Città di Benares sulle rive del fiume Gange |
Casa: in quasi tutte le famiglie si incontra un tabernacolo nel quale sono collocate o le immagini delle divinità o 5 pietre: una nera che fa riferimento a Vishnu; una bianca a Siva, una rossa a Ganesa, il popolare dio dalla testa di elefante che aiuta a superare gli ostacoli, figlio di Siva, un pezzetto di pirite e un cristallo che richiama Surya, il sole.
| 4. La Vita Religiosa |
4.1. Tappe della Vita
Concepimento e nascita: Il primo rito serve a favorire il concepimento - Il rito della nascita chiamato “samskara” - Il rito della scelta del nome, che si chiama “namakarana”: durante tale rito la madre purifica il bambino con un lavacro, meglio se nel fiume; il padre si china sull’orecchio sinistro del piccolo e pronuncia il nome scelto.
Iniziazione: il primo taglio dei capelli detto “chudakarana” tra il primo e il terzo anno di età - ascolto e conoscenza dei libri sacri a iniziare soprattutto dalla fanciullezza - il rito dell’iniziazione alla vita di casta, il padre sceglie per il figlio maschio un maestro.
Il rito del matrimonio: detto “vivaya”, avvenimento in occasione del quale nella casa viene acceso il fuoco, testimone primo del vincolo coniugale; esso continuerà poi ad ardere senza interruzione durante la vita della coppia e della famiglia. Gli sposi compiono un giro attorno al
| |
Cremazione del cadavere: è l’ultimo samskara che segna il percorso della vita. Viene anche praticata l’inumazione per i bambini e per gli asceti, per coloro cioè che non hanno bisogno di essere purificati dal fuoco.
4.2. Ricorrenze quotidiane:
Sono i riti che scandiscono la giornata tra i “due crepuscoli”: l’alba e il tramonto. Prevedono una serie di invocazioni, di ripetute abluzioni, l’imposizione delle mani su varie parti del corpo, offerte, venerazione del sole, esercizi respiratori. La giornata ha generalmente inizio con
4.3. Ricorrenze settimanali
Non è previsto un giorno festivo ben preciso.
4.4. Calendario e feste annuali
Sono numerose e di diverso tipo, a secondo dei paesi e delle regioni in cui si vivono. Esse vengono normalmente celebrate in occasione del passaggio da una stagione all’altra, della mietitura o per ricordare un dio importante. Le principali, se si prescinde da quelle più propriamente locali, sono tre:
- Holi. Viene celebrata in occasione della luna piena di primavera (Febbraio/Marzo). Praticamente si tratta di una festa primaverile, originariamente, dedicata alla fertilità. E’ vissuta con danze per le strade, con processioni e con fuochi d’artificio.
- Dasara. E’ una festa che dura 10 giorni e viene celebrata in onore del dio Kalì, durante il mese di Ottobre, con processioni, danze e scambio di doni.
- Divali/Capodanno. Si celebra in coincidenza con l’inizio dell’anno buddista (Ottobre/Novembre ). Divali = fila o ghirlanda di luci. Case e templi vengono ornati da festoni fatti di migliaia di lampade: è la vittoria della luce sulle tenebre.
| 5. Usi e Costumi |
5.1. Diritto
Così come il diritto positivo degli Stati a popolazione musulmana non si confonde con il diritto musulmano, parimenti il diritto indù è cosa diversa dal diritto indiano.
Nel diritto indù si riconoscono le popolazioni che vivono in India e nel sud-est asiatico e che aderiscono all’induismo.
L’induismo non è una religione dogmatica. E’ piuttosto una concezione del mondo e di comportamenti secondo i quali è bene che gli uomini si comportino.
Il diritto indù assume una forte valenza culturale poiché ai suoi insegnamenti si rifanno gli statuti personali.
L’induismo differisce totalmente dalle concezioni fondamentali delle religioni e culture ebraiche, cristiane e musulmane. L’uomo non ha anima, non è uguale davanti Dio. Gli uomini appartengono per nascita ad una casta e queste sono gerarchizzate ed i principali diritti e doveri, compresa la morale, sono propri e distinti per ciascuna di queste. Il comportamento umano è regolato secondo tre nuclei fondamentali:
- la virtù - il dharma
- l’interesse - l’artha
- il piacere - il kama
Il dharma postula l’esistenza di un ordine nell’universo . Il mondo e la natura delle cose devono essere conservati. L’etica umana è quindi espressa dal dharma che si fonda più su doveri che su diritti. Esso indica modi di comportamento generale che l’uomo deve tenere se vuole essere buono. Ogni casta ha propri e differenti doveri.
I principi del dharma sono contenuti in particolari trattati (dharmasastra) risalenti, quelli più celebri, al periodo dal I sec.a.C. al IV sec. d.C.
Per ricavare regole di comportamento morale dal dharma è necessario rifarsi alla globalità dei dharmasastra e non ad uno in particolare. Anche nel diritto indù esistono scuole di pensiero che approfondiscono la dottrina e che, sempre più distinguendosi, costituiscono veri e propri corpi e statuti teorici.
Alcune di queste scuole si sono consolidate per aree geografiche dando luogo a veri e propri bacini culturali nei quali sono evidenti e differenti gli statuti personali. Come per le altre zone geografiche di cultura musulmana, anche nella cultura giuridica indù si è progressivamente fatta strada l’esigenza di una sua modernizzazione.
Così autori moderni che comunque si riconoscono e operano all’interno del diritto indù, reclamano l’applicazione del diritto positivo agli indù. Vengono così affrontati, studiati e codificati particolari istituti quali l’adozione, il matrimonio, l’incapacità, il divorzio, la successione, le proprietà familiari, la filiazione.
La presenza di tali istituti nel nuovo diritto indù non deve trarre in inganno: questi sono totalmente diversi per impostazione e origine dai rispettivi occidentali. Esistono ad esempio otto tipi di matrimonio.
5.2. Comportamenti sociali
L’aborto non viene espressamente vietato. Il uicidio è condannato e l’eutanasia è tollerata come libertà di coscienza. I matrimoni misti (tra fedeli di religioni diverse) sono oggi tollerati anche se un tempo erano avversati.La cultura induista non si è ancora pronunciata nei confronti delle manipolazioni genetiche, delle biotecnologie e della clonazione.
L’atteggiamento nei confronti della pena di morte risente delle molteplici correnti. Non vi è quindi un orientamento univoco. Ciò vale anche per la possibilità di trapianti di organo, pur essendo considerati dall’induismo ortodosso impedimento ad una perfetta esistenza dopo la morte. E’ spiccata l’attenzione all’ecosistema ed all sensibilità ecologica.
5.2.1. La morale sessuale: I rapporti prematrimoniali ed extraconiugali sono condannati. La masturbazione è tollerata così come la omosessualità. E’ permessa la contraccezione.
5.3. Struttura sociale
Gli Induisti sono divisi in 4 caste storiche, in ordine d'importanza:
- sacerdoti o bramini
- guerrieri
- coltivatori
- artigiani e piccoli commercianti.
I fuori-casta o impuri vengono detti "intoccabili" o parìa, cioè coloro che svolgono i mestieri più umili (oggi sono circa il 25% della popolazione indiana).
Gandhi ha abolito questa sottocasta con un articolo della Costituzione. Tuttavia le caste hanno ancora molta importanza (ad es. i membri di una casta non sposano sposare quelli di un'altra inferiore, neppure cibarsi insieme a loro). La divisione è rigorosa: non si può passare da una casta all'altra. La cultura sociale del sistema delle caste delle caste sarà quello che determinerà il distacco del buddismo dall'induismo.
Le dominazioni musulmana prima e britannica poi hanno profondamente inciso nel diritto indù. Si deve a quella britannica tuttavia il ricorso, nell’esercizio della giustizia da parte dei giudici, a regole proprie del diritto indù. Anche tale dominazione limitò nei fatti l’esercizio del diritto indù ad alcuni rapporti.
Con l’indipendenza, conseguita dall’India nel 1947, il diritto indù ha iniziato una ulteriore profonda trasformazione. La Costituzione ha abolito il sistema delle caste e proibito discriminazioni fondate sul contesto di nascita per caste. La poligamia non è più permessa, è riconosciuto il divorzio e la concessione di pensione alimentare al coniuge superstite.
In sostanza il diritto indù rimane un diritto ideale E’ volto a regolare il comportamento umano nei suoi aspetti etici ed ai quali la moderna civiltà dichiara di volersi comunque e sempre ispirare. La tradizione resta integra.
Il diritto indù non rinuncia ad essere quello di una comunità sociale che si riconosce in una concezione religiosa.
5.4. La Famiglia
5.4.1. Matrimonio: per alcune correnti induiste,la donna è sottomessa: al padre, al marito, ai figli maschi. Le vedove che si risposano sono malviste. La dote è obbligatoria. I bramini non mangiano mai in compagnia delle mogli. Il divorzio è oggi tollerato anche se in passato l’ortodossia ne vietava l’esistenza.
5.4.2. La donna: La donna è considerata, dalla generalità degli induisti, con particolare attenzione.e messa al centro della famiglia.
5.5. Alimentazione
L’alimentazione rappresenta un elemento fondamentale nel contesto religioso della cultura Indù. La religione Indù prescrive tassativamente il divieto di nutrirsi di carne di qualsiasi animale. La costituzione federale indiana proibisce di macellare vacche, vitelli e altri animali da latte e da tiro.
Secondo Gandhi “la protezione delle vacche è il dono dell’induismo al mondo intero”. Questo particolare rispetto religioso per la vacca trova la sua ragione teologica nella dottrina della trasmigrazione.
Chi provoca involontariamente la morte di una vacca, diventa impuro e dovrà esercitare diverse penitenze per ritrovare la primitiva purezza.
5.6. La dottrina morale
La dottrina morale induista è semplice. Gli induisti ritengono che alla morte dell'uomo, l'anima vada sulla Luna, dove viene giudicata. Se ben giudicata raggiunge il Nirvana (paradiso), altrimenti si reincarna in forma umana o animale sulla terra, fino alla successiva morte, reincarnandosi di continuo, se persiste nella colpa. Per raggiungere il Nirvana, occorrono: amor di dio, opere buone e conoscenza, oltre alla pratica dello yoga (esercizio mentale), penitenze, veglie, digiuni.
Gli induisti trasformano l'eterno ricorso della vita (nascita, morte e reincarnazione) in un motivo per non desiderare. L'unico desiderio ammesso è quello di ricongiungersi col Brahman (spirito eterno). Per evitare le reincarnazioni l'uomo deve percorrere 4 stadi-tappe:
- formazione e studio presso un guru (maestro di vita)
- matrimonio e lavoro
- solitudine e relativa povertà
- assoluta povertà e ascesi (vivere di elemosina, accettando solo pane e cereali).
Gli indù osservanti sono vegetariani.
Importanti sono i riti: ce n’è uno per ogni tappa della vita: nascita , iniziazione, matrimonio e morte. Ogni giorno il credente deve offrire un sacrificio: venerazione degli dèi e antenati della famiglia, ospitalità e preghiera. Tuttavia i riti più importanti sono quelli, molto complessi e superstiziosi, praticati dal bramino: essi non ammettono il minimo sbaglio. I bramini si occupano di istruzione, sanità, assistenza L'animale sacro degli induisti è la vacca, che non possono mai uccidere. Però viene usata per i lavori agricoli, per il latte e il combustibile (letame essiccato). Le vacche vengono macellate solo nel Kerala e nello Stato del Bengala.
5.7. Legislazione civile: particolarità. Si contano sino a 800 lingue e dialetti. La Costituzione riconosce solo 14 lingue: una per ciascuno Stato.
Sono stati codificati gli istituti della minore età, della tutela, dell’adozione e dell’obbligo del sostentamento alimentare. Le successioni avvengono secondo un ordine affettivo del defunto cui partecipano anche le donne. Il salario è riconosciuto appartenere a chi lo guadagna.
| 6. Induismo e Cristianesimo |
Molti indiani furono affascinati dalla cultura occidentale e l’accettarono, avvicinandosi così anche al cristianesimo. Altri non mancarono di cogliere alcune vistose contraddizioni che si manifestavano tra il messaggio evangelico ed i comportamenti cristiani. E’ celebre l’affermazione di Gandhi: “Senza dubbio io sarei cristiano, se i cristiani lo fossero 24 ore al giorno!”.
La dottrina cristiana riconosce grande valore alle varie esperienze religiose, e scopre in esse, nelle culture più diverse, l'ansia dell'uomo che è alla ricerca di un senso per la propria esistenza, di un rapporto con il divino e di indicazioni chiare, autorevoli su come debba spendere, con azioni “giuste", gli anni della propria vita sulla terra ad esempio: il primato della vita spirituale – la ricerca instancabile della salvezza – la non violenza e il rispetto per ogni forma di vita.
D'altra parte, la dottrina cristiana riconosce anche i limiti di queste esperienze. quello di essere, di solito, frutto del ragionamento e della ricerca puramente umani, e di non far riferimento ad una solida tradizione di rivelazione divina, che la Chiesa rintraccia solo nella fede cristiana e nella sua eredità proveniente da Israele. I cristiani, quindi, accettano di credere ad una rivelazione portata loro, attraverso gli Apostoli, da Gesù Cristo, il Risorto, il Figlio di Dio.
Le grandi esperienze religiose sono considerate con grande rispetto dalla Chiesa cattolica, che di esse si è occupata in modo esplicito sia durante l'ultimo grande Concilio Ecumenico, sia in varie forme di incontro, di dialogo e di solidarietà nel corso degli ultimi decenni. La Chiesa Cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini.
Essa però annuncia, ed è tenuta ad annunziare incessantemente il Cristo che è «via, verità e vita» (Gv. 14,6) in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato a Se stesso tutte le cose. (Documento del Concilio Vaticano II, Nostra Aetate).
| 7. Dialogo con le altre Religioni |
La lotta tra luce e le tenebre non è presente tra due gruppi di uomini, ma in ciascun uomo. (16° capitolo del Gita).
“Chiunque viene a me, attraverso qualunque forma, io lo accoglierò. Tutti gli uomini percorrono sentieri che, alla fine, conducono a me”. (Gita)
"Finché il cuore umano disporrà di sentimenti come la devozione e l'amicizia, Dio continuerà a rivelargli i suoi segreti. La comunicazione del divino è possibile ogni volta che ci troviamo in uno stato di sincerità spirituale e in condizione di bisogno. La rivelazione religiosa non è un fatto presente; è qualcosa che continua ad accadere; è possibile per tutti gli esseri e non è già un privilegio di pochi.
Dio è colui che ricompensa tutti quelli che vanno ansiosamente alla ricerca di Lui, qualunque sia il concetto che possono averne" (Serpevalli Radakrishnan (1888-1969).
Un Indù ripete ogni giorno: “Come differenti corsi d’acqua hanno la loro sorgente in luoghi differenti per poi riversare le loro acque nel mare, così o Signore i differenti sentieri che gli uomini seguono in seguito a differenti tendenze, a varie idee, rette e contorte, tutti conducono a te”.
| Glossario |
Moksa = liberazione, salvezza.
Karma = l'agire e le sue conseguenze.
Brahman = l'Assoluto.
Dharma = flusso della vita, il dovere.
Reincarnazione = rinascita a nuove forme di vita migliori o inferiori alla precedente a secondo del bene o del male compiuto.
Kama = desiderio, passione.
Artha = benessere, reputazione, successo.
Yoga (= comunione): complesso di tecniche ed esercizi che concorrono a far conseguire una meditazione profonda che lo mette in comunione con se stesso, con gli altri, con ogni essere vivente, con la natura, con la divinità.
Yogin = colui che ha raggiunto il vero controllo di sé, il maestro.
Gange: fiume sacro che è personificato da una dea, Ma Ganga. Questa, turbolenta e capricciosa, viene mandata per castigo sulla terra dal padre Himalaya. Ella allora rivela che vuol vendicarsi spazzando via tutti gli abitanti della terra. Ed ecco allora che Siva la rende inoffensiva legandola tra le sue trecce e trasformandola in un fiume, il Gange.
Prof. Fabio Cardinale