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Sikhismo

Introduzione 
 

Il Sikhismo è una Religione Indiana relativamente recente, che si ispira ad alcuni principi dell'Induismo e dell'Islam.

 

L'etimologia della parola Sikhismo si rintraccia nella parola Sikh, che deriva dal sanscrito e che significa "discepolo" o "allievo", o dal dialetto indoeuropeo pali, sikkhâ.
Il sikhismo è una religione nata in India settentrionale nel XV secolo, basata sull'insegnamento di dieci Guru che vissero in India tra il XVI ed il XVII secolo.

I Dieci Guru del Sikhismo

 

Nome
Guru da
Data di nascita
Data di morte
Età

1

Guru Nanak Dev

20 ottobre 1500

15 aprile  1469

22 settembre 1539

69

2

Guru Angad Dev

7 settembre 1539

31 marzo 1504

29 marzo 1552

48

3

Guru Amar Das

25 marzo 1552

5 maggio 1479

1 settembre 1574

95

4

Guru Ram Das

29 agosto 1574

24 settembre 1534

1 settembre 1581

46

5

Guru Arjan Dev

28 agosto 1581

15 aprile  1563

30 maggio 1606

43

6

Guru Har Gobind

30 maggio 1606

19 giugno 1595

3 marzo   1644

48

7

Guru Har Rai

28 febbraio 1644

26 febbraio 1630

6 ottobre   1661

31

8

Guru Har Krishan

6 ottobre  1661

7 luglio   1656

30 marzo 1664

7

9

Guru Tegh Bahadur

20 marzo 1665

1 aprile    1621

11 novembre 1675

54

10

Guru Gobind Singh

11 novembre 1675

22 dicembre 1666

7 ottobre  1708

41


1. Diffusione e localizzazione geografica

I sikh nel mondo sono circa 18 milioni e vivono per lo più (10 milioni circa) nella regione indiana del Punjab. Tale Stato includeva anche una parte oggi appartenente al Pakistan, ma la maggior parte della popolazione sikh che lì viveva emigrò nella parte indiana, in seguito alla divisione dell'India britannica nel 1947 e al fine di evitare le persecuzioni religiose.
Fuori dall'India, le più grandi comunità sikh si trovano in Nord America (Stati Uniti e Canada che contano, infatti, grandi templi) e in Gran Bretagna; ma si registrano importanti presenze sikh anche in Africa Orientale, in Malaysia e a Singapore. Negli ultimi anni comunità sikh si sono insediate anche in Italia, in particolare nel Lazio e nella pianura padana.
La comunità Sikh esercita un'influenza forte e attiva sulla società, in India come in Occidente.

 

2. Il fondatore: Guru Nanak Dev 

In una mattina di primavera del 1500, un giovane di nome NANAK, nato nel 1469, figlio di un contadino di Talvanti, presso Lahore, appartenente alla casta kshattra e magazziniere a Sultanpur, secondo la leggenda, venne chiamato in cielo al cospetto di Dio e, sempre secondo la storia che si configura come un misto fra sogno e realtà, in quanto prescelto, bevve direttamente dalle Sue mani l’AMBROSIA DIVINA che lo illuminò.
Egli, dunque, in seguito a tale investitura divina, lasciò la vita coniugale con due figli, ed abbandonò la sua vita di agi e di soddisfazioni personali per la vita ascetica errante, con veste gialla come santone indù, e turbante e rosario come un musulmano sufi, mistico con pratiche del Buddismo tibetano (Tantrismo).
 
Consapevole della portata della sua elezione, iniziò a girare il paese, Ceylon e il mondo islamico, fino a Mecca e Baghdad, in compagnia del giullare Mardana.
La sua esistenza finì a Kartarpur, nel Punjab, nel 1539.

 

Nacque così la religione SIKH, una religione monoteista che crede nella necessità di amare e servire i fratelli; non nega la reincarnazione ed il KARMA (gli effetti delle azioni sulle vite successive) ma punta al traguardo finale che è quello di interrompere il ciclo delle nascite allo scopo di una congiunzione con il Creatore, Unico ed Indivisibile.

 

3. Cenni Storici

La religione SIKH si sviluppò all'interno del conflitto tra la dottrina dell'Induismo e dell'Islamismo. Le sue origini si devono al Guru Nanak Dev (1469-1539) che nacque nel Lahore, in India; il fondatore della religione sikhista, dopo avere ricevuto l'illuminazione a Sultanpur, trascorse il resto dei suoi anni a viaggiare per l'India cantando le poesie religiose che lui stesso aveva composto e che successivamente furono registrate per iscritto e inserite nel canone sikhista.

Attorno al guru Nanak si raccolse una comunità di discepoli (Sikh = "discepolo"), tra i quali egli stesso scelse il proprio successore, Guru ANGAD.
In tutto, i successori del primo guru furono dieci.
All'epoca del quinto guru (ARJAN DEV), la struttura della comunità sikh si fece più marziale, in seguito alle persecuzioni subite a opera dei Moghul, gli imperatori musulmani dell'India.            Tale persecuzione si spiega in una sorta di “concorrenza di monoteismo”: per i Sikh c’era un solo ed unico Dio sulla base di un monoteismo aniconico (senza immagini) come si può riscontrare nell’Islam; peccato che i moghul asserragliati nelle fortezze rosse di Delhi la pensassero allo stesso modo con la differenza che il solo, unico Dio, era il loro e che per fare proseliti nei loro nuovi territori usassero più la spada che le parole.
Secondo le cronache dell'epoca, sospese fra realtà e fantasia, a fine giornata il bravo guerriero moghul doveva aver raccolto almeno tre chili di sottili fettucce di tessuto arancione: le fettucce, ciascuna pesante pochi grammi, erano un segno distintivo degli indù, che usavano portarle a tracolla, e per asportarle si usava il metodo più spiccio, ovvero si decapitava il proprietario.
In questo clima, il sikhismo dovette abbandonare l'estasi indotta dalle sorsate di ambrosia e confrontarsi con la realtà del ferro e del fuoco.
Il decimo guru, GOBIND SINGH (1666-1708), vissuto 200 anni dopo il patriarca Nanak, uomo di grandissima cultura ed eccellente capo militare, fondò infatti l'ordine militante dei Khalsa ("i puri") e lasciò scritte frasi come "Quando tutti gli altri mezzi si sono rivelati inutili, è giusto usare la spada" e diede ai suoi seguaci i simboli che essi portano ancora, tra cui il pugnale ricurvo che incarna la "natura d'acciaio" di Dio. Un simbolo che, composto da armi bianche, vuole rappresentare senza dubbio la “virtù guerriera” e la potenza spirituale e temporale.
Egli, infine, decretò che, dopo di lui, non ci sarebbe stato un altro guru in quanto l'autorità religiosa veniva trasferita al testo sacro, l’Adi Granth.
Ogni Sikh può leggere anche a casa sua, l'Adi Granth, il testo sacro del Sikhismo noto anche come Guru Granth Sahib.

 

Il Sikhismo entrò in urto con la Gran Bretagna nel 1845, avversando l'opera della Compagnia delle Indie che cercava di porre sotto controllo il sub-continente indiano, col benevolo incoraggiamento della Corona britannica. Lo scontro finì con una secca sconfitta dei Sikh che, con il Trattato di Lahore (1846) dovettero cedere alla Compagnia Orientale delle Indie parte del loro territorio, rinunciando anche al Kashmir.
Nel 1848, i Sikh insorsero ancora una volta ma vennero nuovamente sconfitti: l'intero Punjab fu assoggettato all'Impero Britannico, il loro tesoro (fra cui il noto diamante "Kooh i Noor", ossia "Kûh-i nûr", "Montagna di luce") sequestrato e il loro sovrano esiliato in Europa fino alla sua morte avvenuta nel 1893 a Parigi.
Ciononostante, per le loro indiscusse e indiscutibili doti militari, molti Sikh prestarono servizio nell’Esercito Imperiale Britannico Anglo-Indiano e molti fecero altresì parte della Polizia nei possedimenti britannici di Singapore ed Hong Kong, guadagnandosi sempre la fama di truppe fidate.                                                                                                                                                    I soldati Sikh dell'esercito coloniale indiano rimasero i più fedeli alla Gran Bretagna anche in occasione del Mutiny (l'ammutinamento del 1857), una rivolta che viene oggi considerata da alcuni storici una semplice reazione ad alcune secondarie direttive britanniche nei confronti dei tabù alimentari dei militari indiani di religione islamica e induista ma che altri storici ritengono invece il primo e vero episodio della guerra d'indipendenza indiana.
Furono due guardie del corpo sikh, Beant Singh e Satwant Singh, ad assassinare il 31 ottobre 1984 il primo Ministro Indira Gandhi in occasione di un lungo confronto innescato dal separatismo sikh. Nel 2004, il Dottor Manmohan Singh è stato il primo sikh a ricevere l'incarico di Primo Ministro, a causa dei veti che avrebbero certo impedito l'assunzione della carica da parte della capolista del vincitore Partito del Congresso, l'italo-indiana Sonia Gandhi.

4. Principi Fondamentali

Il Sikhismo si ispira ad alcuni princìpi dell' Induismo e dell' Islam , pur essendo una religione autonoma e a sé stante.

 

  • Dall'Induismo trae la credenza nella trasmigrazione delle anime (SAMSARA) e quindi il Sikhismo si pone come una religione monoteista che però non nega la credenza nella reincarnazione e trae anche la credenza degli effetti delle azioni sulle vite successive (KARMA). L'obiettivo ultimo è di interrompere il ciclo delle rinascite (cfr. Induismo , Buddhismo , Giainismo ), tranne che la liberazione non è vista come un annullamento del sé, bensì come una congiunzione con Dio, che è Uno e Indivisibile.
  • Tale congiunzione si ottiene tramite il retto comportamento e la fede in Dio.Il traguardo finale è quindi porre fine al ciclo delle nascite/rinascite allo scopo di congiungersi con il Creatore, Unico e Indivisibile. Sulla strada che porta a questa congiunzione l'individuo ha la possibilità di purificarsi conducendo una vita integra e onesta, superando il proprio egoismo e rinunciando ai vizi (come alcool, tabacco in qualsiasi forma, desiderio per cose o donne altrui, ecc).
  • Dall’Islam, i sikh, come i musulmani,credono che Dio abbia creato il mondo e che la Sua volontà governi ogni cosa. Inoltre, concepiscono un monoteismo aniconico, cioè una fede in un Dio onnipotente che non si nutre di immagini.
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Secondo il Sikhismo, tutti gli esseri umani sono uguali di fronte a Dio e, dunque, ciò implica la necessità di amare e servire i fratelli e, a tal proposito, la condivisione dei beni è ritenuta una parte importante della vita quotidiana;  questo principio soprattutto implica:

  • il rifiuto del sistema castale;
  • la parità tra uomo e donna i cui rapporti sono di assoluta uguaglianza tanto che le donne possono guidare la congregazione in preghiera e diventare "leonesse della fede" al pari degli uomini;
  • l'abolizione del clero anche perché fondamentale è il principio che la fede deve essere vissuta nella famiglia e nel quotidiano; pertanto, ogni sikh può leggere a casa o al tempio il Guru Granth Sahib o Adi Granth.

     

I KHALSA (“i puri”)  sono guerrieri, oltre che credenti e capifamiglia, e credono, ereditando tale convinzione principalmente dal decimo ed ultimo guru, Gobind Singh, nella legittimità e, in estremi casi, della necessità della "guerra santa", intesa come strumento per combattere le ingiustizie.

 

Chi entra nei khalsa è tenuto a portare sempre con sé le "cinque k":

 

  • kesh (barba e capelli mai tagliati raccolti nel turbante: chi se li taglia è un rinnegato);
  • kacha (pantaloni corti alle ginocchia);
  • kirpan (un piccolopugnale che si annoda fra i capelli);
  • kara (un bracciale di ferro);
  • kanga o kaccha (pettine in legno).

 

5. Il Culto

Il Tempio centrale del sikhismo è il tempio d'Oro di AMRITSAR, del XVI secolo.

Molti sikh si recano in un gurudwara (tempio) per pregare. Gurudwara significa ‘la via del guru’. Entrando nel tempio i fedeli devono togliersi le scarpe e coprirsi il capo in segno di rispetto. S'inchinano dinnanzi libro sacro, il Guru Granth Sahib, si siedono per ascoltare la lettura degli inni contenuti nelle Scritture. Dopo la preghiera conclusiva, l'ARDAS, i fedeli si dividono la KARAH PRASAD, un'offerta di cibo a base di semolino dolce, acqua e burro.

 
Dalla salvezza dell'uomo nella ripetizione di un appellativo divino, i Sikh concepiscono un Dio unico, il Creatore trascendente che chiede intimità all'uomo, eterno, onnipresente ed inconoscibile, che dà grazia al cuore umano, purtroppo trascinato dalle cose futili: pratiche di adorazione di templi e moschee, ruota della nascita, della morte e della rinascita.

Contrario a ogni forma di ascetismo, al celibato, al formalismo dei rituali e al culto delle immagini, il Sikhismo invita i propri seguaci a raggiungere un equilibrio tra gli obblighi spirituali e quelli temporali.

 

6. Simboli 

 

Il KHANDA è il simbolo del Sikhismo, formato da 2 scimitarre, un pugnale a due tagli e un disco Il pugnale ricurvo incarna la "natura d'acciaio" di Dio. Questo simbolo, composto quindi da armi bianche vuole rappresentare senza dubbio la “virtù guerriera” e la potenza spirituale e temporale. L’introduzione di questo simbolo (Khanda) risale al Decimo ed ultimo Guru dei Sikh, Govind Singh (1675-1708).

I Sikh portano come segno di appartenenza con la Comunità, un cognome comune “SINGH”, che significa “Leone” (della Fede), il caratteristico turbante e le “Cinque K”.

 

Chi entra nei khalsa (“i puri”: guerrieri) è tenuto a portare sempre con sé le "cinque k":

  • kesh (barba e capelli mai tagliati raccolti nel turbante: chi se li taglia è un rinnegato);
  • kacha (pantaloni corti alle ginocchia);
  • kirpan (un piccolopugnale che si annoda fra i capelli);
  • kara (un bracciale di ferro); 
  • kanga o kaccha (pettine in legno).

     

 

7. Testi Sacri 

 

 
Il testo sacro del Sikhismo è l'ADI GRANTH (noto anche come GURU GRANTH SAHIB), una raccolta di quasi seimila inni, composti dai primi cinque guru, curata da ARJAN DEV (il quinto guru) nel 1606. Le 1430 pagine dell'Adi Granth comprendono inoltre alcuni inni di santi bahkti e di sufi musulmani.

Prima di morire, nel 1708, il guru GOBIND SINGH disse ai fedeli che da quel momento il loro guru sarebbero state le Sacre Scritture. Queste, raccolte nel Guru Granth Sahib, sono circa 6.000 inni devozionali composti da sei guru storici e da altri religiosi.
Nel gurudwara (il tempio), il Guru Granth Sahib è avvolto nella seta ed è tenuto sotto un baldacchino. Il libro viene letto durante il servizio religioso e in occasioni quali matrimoni e cerimonie del nome. Per dare il nome a un bambino, il lettore apre a caso il Guru Granth Sahib e legge una parola: il nome del bambino dovrà cominciare con la prima lettera di quella parola.
Un altro libro sacro, che però non è adottato da tutti i sikh, è il DASAM GRANTH (Libro del decimo guru).

 

8. Rapporti con le altre religioni 

Sebbene il Sikhismo sia molto critico nei confronti di altre religioni, i guru hanno sempre dichiarato di credere nella libertà religiosa in quanto ciò che più conta è la condotta morale che l'individuo mantiene nel corso della sua vita terrena e la sua fede in Dio (o in un principio di divinità). Ciò significa che, per il Sikhismo, persone di religioni diverse possono raggiungere la salvezza dell'anima pur rimanendo all'interno della propria religione. Nella pratica, tuttavia, la storia dei sikh è stata segnata dal conflitto con i musulmani e con gli induisti.

Leggi le leggende guru [pdf] 

 

Prof.ssa Giusi Rapisarda