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Islam

 
 

L'Islam, in ordine cronologico, è la terza religione monoteista rivelata,   successiva all'ebraismo e al cristianesimo. Nacque infatti nella Pe­nisola Arabica ad opera di Muhammad (Maometto) nel VII secolo d.C..
Il termine arabo ISLAM deriva dal trilittero SLM che, a seconda della vocalizzazione, può assumere diverse forme:

  • Islam può assumere il significato di "pace nell'abbandonarsi a Dio";
  • "sottomissione a Dio".
  • Indica anche l'insieme dei popoli musulmani, la Ummah, ossia la comunità dei credenti in Dio, il cui nome è Allah.

Chi crede è muslim, ossia sottomesso ad Allah,; da cui derivano i termini musulmano e religione musulmana. Dal nome del testo sacro, il Corano, è anche detta religione cranica. Dal nome del fondatore è denominata religione maomettana.

MAOMETTO (MUHAMMAD) 
Nato all'incirca nel 570 d.C. a La Mecca, rimase orfano in tenera età e fu allevato prima dal nonno poi dallo zio paterno. Sposò una ricca vedova, Khadigia, dalla quale ebbe una figlia, Fatima. Dopo circa dieci anni di matrimonio, dedicati in buona parte alla riflessione e alla trascendenza, nel 610, cambiò la sua vita di agiato carovaniere. Profondamente colpito dalle questioni dottrinali e dalla confusione in materia religiosa che esisteva nel territorio in cui viveva, Maometto si sentì investito dalla missione profetica a seguito di quella che egli definì una manifestazione dell’Arcangelo Gabriele, che, in nome di Dio, lo invitò a diventare profeta. Iniziò a opporsi al paganesimo della sua città, La Mecca, ma senza risultati. Anzi, nel 622 dovette abbandonarla e trasferirsi nell'altra grande città araba, Yatrib (Medina).
 

Da quella fuga, o "egira" (in arabo h'gra) ha origine l'Islam. Il 16 luglio 622 d.C. è dunque considerato l'anno d'inizio del calendario islamico.
A Yatrib, Maometto convertì molti alla fede in Allah.
Maometto iniziò un'intensa attività missionaria per costituire un "popolo dei fedeli" che superasse le differenze tra le tribù e i popoli nella fede in Allah. Così nel 630 conquistò La Mecca, da cui era stato cacciato, che divenne città santa dell'Islam. Morì a Medina nel 632.


La fede di Abramo, il primo muslìm 
Nelle sure più antiche del Corano, Abramo è considerato un inviato di Dio, un profeta, un patriarca che guida il suo popolo. Egli viene presentato come il primo muslim, fe­dele, sottomesso alla volontà di Dio, fino ad essere disposto al sacrifi­cio del proprio figlio. È un esempio di uomo di fede, per tutti, amico di Dio, E’ considerato il fondatore della ka’ba (costruzione cubica che si trova a La Mecca e dove si trova la pietra nera), e l'istitutore del pellegrinaggio verso di essa, segno basilare della fede. Ismaele, suo figlio, viene onorato come an­tenato e attraverso di lui l'Islam si ricongiunge ad Abramo fìsicamen­te e spiritualmente. 
    

Le Espressioni della Fede 
L'esempio di Abramo testimonia che tutta l'esistenza ha un carattere religioso: è al "servizio di Dio". Pertanto i doveri reli­giosi sono considerati espressioni del carattere religioso dell'esisten­za. Tra questi se ne possono individuare cinque, considerati "pilastri" dell'Islam:

  • Al Skahàda: la professione di fede
    Rendo testimonianza che non vi è dio all' infuori di Allah
    rendo testimonianza che Muhammad è il suo profeta.
    'Tale formula accompagna il credente per tutta la sua esistenza. Può essere recitata nei momenti solenni e importanti della vita. Si pronuncia davanti a testimoni e introduce nella comunità islamica.
  • Al Salat: la preghiera rituale
    Fate la preghiera, poiché per i credenti la preghiera è una prescrizione
     da osservare a tempo fisso. (Corano 4, 104)
    costituisce uno dei segni tangibili della sottomissione ad Allah; comprende formule craniche e gesti prescritti, da compiere in cinque momenti fissi della giornata, (al mattino prima che spunti il sole, a mezzogiorno, a metà pomeriggio, al tramonto, prima di dormire). Ovunque si trovino, soli o in gruppo, i fe­deli si rivolgono in direzione della Mecca (anche con l'aiuto di una piccola bussola), delimi­tano uno spazio sacro stenden­do a terra un tappetino, pro­nunciano le parole Allah Akbar ("Allah è Grande") e pregano.
     
    Solo il venerdì, "giorno del raduno", è obbligatorio pregare insieme in moschea, a mezzogiorno. Comunque, la Salai, per essere valida, deve essere svol­ta in stato di purità legale. Ciò avviene attraverso la purificazione del corpo (lustrazione) e attraverso il riconoscimento della retta intenzio­ne di pregare.
  • Al Zakàt: l'elemosina di legge
    Non fu comandato loro se non servire Dio offrendo a Lui un culto sin­cero [...], di osservare la preghiera e fare l'elemosina, perché tale è la vera religione.  (Corano 98,4)
    La Zakàt è segno di misericordia verso i poveri, ai quali Dio riser­va un posto d'onore nei giardini del cielo. È anche segno di purifica­zione dall'attaccamento egoistico ai beni della terra, che Dio elargi­sce a tutti. È "legale" perché la tradizione ha fissato delle percentuali fisse, proporzionate ai beni che si possiedono, da versare in elemosi­na. Oggi, in molti Paesi dell'Islam, la Zakàt è sostituita con il paga­mento delle tasse, raccolte e utilizzate dallo Stato per il bene pubbli­co costituisce la prova dello spirito di solidarietà che anima il credente.
  • Al Sawm: il digiuno
    O voi che credete! Ve prescrìtto il digiuno [...] nella speranza che pos­siate diventare timorati di Dio [...]. Quanto al mese di Ramadan, in cui fu fatto scendere il Corano per dirigere gli uomini [...] si digiuni per quel mese. (Corano 2, 179.181)
    Il digiuno si osserva dall'alba al tramonto, durante il nono mese dell'anno, il Ramadan, in cui fu fatto "scendere" dal ciclo il Corano, af­finché Maometto lo riscrivesse in arabo per tutti gli uomini. Era la 27^ notte del mese, chiamata "la notte del destino", che da allora viene trascorsa dai fedeli , nelle moschee, recitando il Corano. Tuttavia il Sawm è un allenamento: attraverso la rinuncia al cibo durante il giorno e l'assunzione di un solo pasto frugale alla sera, fortifica. La volontà si forgia a combattere una "guerra santa", la gihad, contro le insidie delle tentazioni, della concupiscenza, sempre "in agguato.
  • Al Hagg: il pellegrinaggio
    La prima casa sacra che sia stata fondata per gli uomini è in Bekka (La Mecca); essa è benedetta e direzione alle creature. Chi entri in essa è al sicuro; e un dovere verso Dio, incombente agli uomini, è il pellegrinag­gio alla Casa [la Ka' ba]. (Corano 3, 90-91)
    II musulmano, su­perata l'età della pu­bertà, dovrà compiere, almeno una volta nella vita, il pellegrinaggio a La Mecca. E segno di identificazione con la fede di Abramo poiché visitazione di luoghi ri­tenuti abramitici; è se­gno di coesione della Ummah; di penitenza; di preparazione all'ultimo pellegrinaggio, quello del "giorno supremo" dell'incontro con Dio. 

La Moschea 
II termine "moschea", derivato dall'arabo masjid, significa "luogo prostrazione". E il luogo dove i musulmani si radunano per pro­strarsi in preghiera, specialmente il venerdì, "giorno dell'assem­blea. I personaggi principali della moschea sono l’imam, che guida la preghiera, il mu'haddin (muez­zino), che invita alla preghiera, e il Khatib, il predicatore.
Gli articoli di fede.

 

La shahàda, pur limitandosi alla proclamazione dell'Unità-Uni­cità di Allah e della peculiarità di Muhammad come suo profe­ta ultimo, implica uno sviluppo dottrinale che si riassume in sei arti­coli di fede. Essi sono:
1) Credere che Allah sia dotato di tutti gli attributi della perfe­zione.
2) Credere negli an­geli, messaggeri di Dio, controllori delle azioni umane. Credere che tra essi Satana, rifiutando­si di prostrarsi davanti Adamo, è ribelle ed è nemico dell'uomo.
3) Credere che il Co­rano sia il Libro di Dio disceso dal cielo, ini­mitabile, vera fonte rivelativa divina, non manomissibile.
4) Credere nei mes­saggeri e nei profeti di Dio, annunciatori e te­stimoni della Sua Paro­la, ripetitori periodici dello stesso messaggio: l'unità-unicità di Dio; la necessità dei doveri morali.
5) Credere nel Gior­no del Giudizio finale, e nel "giorno della Rac­colta", ovvero della re­surrezione, in cui ognu­no sarà giudicato secondo i meriti, le azioni e le intenzioni. Il Paradi­so (Canna) è luogo di soddisfazione eterna; nell'Inferno (Nar) saran­no coloro che hanno violato la shahàda o hanno commesso gravi cri­mini.
6) Credere che tutto quanto accade è decretato ed è realizzato dal­la volontà di Dio (predestinazione).


Fondamenti di moralità islamica 
Il primo dovere morale del muslim  è l'obbedienza alla legge di Dio attestata nel Corano. Essa è alla portata di ognuno, perché com­misurata alle forze umane. Per cui fare il bene significa praticare la legge di Dio; fare il male, non tenerne conto. La fede (e la sua profes­sione) è il primo valore morale. Le prescrizioni ri­guardano oltre la pratica degli altri"pilastri", il culto, le virtù, le norme alimentari, la cura della persona, le leggi della società civile. Tuttavia si potrebbe fare professione di fede e adempiere le prescrizioni senza convinzione inferiore, senza sincerità.

 

La tradizione islamica ha cerca­to di ovviare a questa possibilità con il concetto di"intenzione" (nyya). Occorre adempiere le opere della legge con la retta intenzione di com­pierle. Se il credente non giunge a una totale convinzione e adesione in­tima, l'intenzione assicura almeno la volontà di obbedire alla legge e il proposito di migliorare, col tempo, la sincerità delle pratiche.
Il fatto che la volontà abbia un ruolo determinante dipende dalla concezione antropologica dell'Islam, secondo la quale la condizione umana si può interpretare in base alla duplice dimensione:

  1. dell'ordine e del disordine;
  2. del velato e dello svelato.

Per quanto riguarda l'ordine/disordine, si afferma che l'uomo è fon­damentalmente un essere debole, fragile, negligente, incline al pecca­to. Nella sua tendenza al male compie azioni "fuori posto" che infrangono l'ordine giusto delle cose. Il grande com­battimento, la "guerra santa" (gihad) sta nel bloccare le passioni, la concupiscenza, le tentazioni, fortificando la volontà, sostenendosi a vicenda, impedendo al "mondo" di alimentare debolezze e peccati. Si tratta di tornare all'or­dine originario mediante 1''ortoprassi, cioè la santità etica. Per quanto riguarda il velato/svelato, il male copre, na­sconde, vela la verità dei rapporti tra gli uomini, con Dio, con la natura. Commettere il male, peccare, è moralmente dete­stabile perché contrario al volere di Allah. È violazione della bontà della creazione, che è ordine perfetto, a cui l'uomo do­vrebbe semplicemente adeguarsi. È un fatto che riguarda tut­ta la comunità islamica, la Ummah. È anche, a ben riflettere, irrazionale, sciocco. Si può peccare per ignoranza, per di­menticanza, per disattenzione, per debolezza, per frettolosità. Un proverbio arabo dice: la fretta viene dal demonio, la calma viene da Dio. Comunque, chi compie il male si immer­ge nell'irrazionalità, nel caos, indebolisce le sue facoltà intel­lettive, indebolisce la possibilità di farsi apprezzare.


Virtù e prescrizioni 
Oltre alla testimonianza di fede, al digiuno, all'elemosina e al pel­legrinaggio, l'elenco delle virtù morali che ispirano la condotta uma­na viene definito ishan, cioè "buona condotta". Il muslim si impegna a mettere in pratica i consigli di Muhammad.
L'etica si propone come via del giusto mezzo, della moderazione; occorre fare il bene, evitare il male, ricercare il benessere della vita sotto il controllo della ragione, della volontà sostenuta dall'esempio e dall'unitarietà della Ummah.
Le virtù da perseguire riguardano:

  • Il dominio delle passioni: rezza, castità, decenza, digiuno e astinenza periodici, sincerità,modestia. 
  • Rapporti interpersonali: mitezza, prudenza nei giudizi, imitazione dei buoni esempi, carità verso tutti, costanza dei comportamenti, onestà del commercio.
  • La vita comunitaria: eguaglianza e fraternità tra musulmani, la commenda del bene, giustizia sociale, testimoniare Allah al mondo.
  • La vita personale: mancanza di rispetto per l’integrità del corpo, suicidio, eccesso di cibi e bevande, carni di maiale, spettacoli indecenti, pornografia, abiti femminili troppo succinti, prostituzione.
  • Vita Familiare e comunitaria: celibato e nubilato, aborto procurato, abbandono dei figli, ostentazione di ornamenti, ateismo o idolatria di un membro familiare, incontinenza, gelosia, menzogna, avarizia e prodigalità, intolleranza, non adeguarsi alla vita della Ummah.

II Corano e la Tradizione 

II Corano è il libro sacro dell'Islam, considerato come dono di Allah. II Corano è definito: Umm al Kitab, cioè "la madre dei libri"; "luminoso” perché rischiara le tenebre dell'ignoranza e svela la verità; fonte di chiarificazione (bayan) e di discernimento (furquan) tra bene e male, tra reale e irreale, tra lecito e riprovevole, ecc. Serve per chiarificare e indicare ciò che bisogna sapere per agire conformemente all'ordine giusto delle cose.
                                                                              
Corano
II termine arabo Qur'an significa "recitazione" (testo da recitarsi salmodiando) e contiene,
per i musulmani, «la parola stessa di Dio». Ricevuto dall'arcangelo Gabriele, appreso
e conservato a memoria da Maometto, dal 610 ai 632, fu poi da lui predicato in pubblico. I seguaci lo tramandarono a memoria e con parziali scritture. 

Un amanuense di Maometto stesso, di nome Zaid, lo mise per iscritto nel 650, per ordine del terzo califfo, Uthmàn. È scritto in lingua
araba ed è suddiviso in 114 capitoli detti sure.
La Tradizione (Sunna} è l'insieme dei detti e delle azioni di Maometto. Rappresenta un modello di condotta che, riferendosi a Mao­metto stesso, induce il credente a conformarsi fedelmente ad esso per la vita pratica, spirituale e morale. La conoscenza della Sunna è alla base della cultura religiosa e giuridica. I capi religiosi (a'imma e fuquaha) hanno il compito di custodire la Tradizione, affinchè i cre­denti trovino in essa le motivazioni profonde dei comportamenti, del­le prescrizioni e la soluzione a controversie e dubbi. La Sunna si con­cretizza in una serie di testi che raccolgono tale Tradizione e la ren­dono accessibile anche come fonte normativa della vita sociale e poli­tica. Tali testi sono:

  • la Sìrah, che è la biografia scritta del profeta;
  • gli Hadit, ossia raccolte di racconti, parole, pensieri e comportamenti di Maometto tramandate come una catena da testimone a testimone (i "trasferenti); 
  • il Qiyas, ossia il "giudizio di analo­gia": quando una situazione particolare, che comporta anche una controversia giu­ridica o legata al culto, non è menzionata né nel Corano né negli hadit, si procede cercando di fare un ragionamento per ana­logia con una o più situazioni simili o assi­milabili. Insieme con il Corano e la Sunna è alla base del diritto islamico;
  • l'Igma (o Ijima), ossia il "consenso" verbale, Tacito, comunitario che si da a un'azione o a una pratica che, pur non essendo testimoniata nelle altre fonti, raccoglie ugualmente il consenso dei ca­pi religiosi ed è in uso presso il popolo.

Sviluppo e suddivisioni dell'Islam 
Dopo la morte di Maometto, l'Islam dovette affrontare il problema della sua successione. Fu eletto, con il titolo di califfo, il suocero di Maometto, alla sua morte ci furono due successori: Umar al-Khattab (Ornar) (634-644), conquistatore, e Uthmàn Ibn Affan (644-656) il cugino e genero di Maometto (avendone sposato la figlia Fatima) Ali Ibn Abi Taleb (656-661).
Questa elezione non fu riconosciuta dai credenti della Mecca mentre era avallata dai Medinesi e dagli Egizi. Dopo la battaglia di Siffìn (655) tra Ali e gli avversar!, guidati dal governatore della Siria Mu'àwiya, si ebbe, come conseguenza:

  • la nascita del gruppo dei fedeli ad Ali chiamati shì'iti o Sciiti;
  • la designazione di tutti gli altri islamici col nome di Sunniti, fedeli al metodo democratico, e non dinastico, di elezione del successore in base alla dignità e fedeli alla Sunna, la Tradizione.

Tali gruppi, tuttora esistenti si sono arricchiti di movimenti interni, scuole di diritto coranico, scuole di culto e spiritualità. Sono nati gruppi che hanno assunto caratterizzazioni sincretistiche e movimenti fondamentalisti, con caratteristiche di intransigenza, di opposizione al dialogo e al confronto.
Nonostante le suddivisioni, l'osservanza della dottrina religiosa è abbastanza uniforme, pur con alcune differenze.


La condizione della donna nell'Islam  
Al cospetto della fede, delle proprie azioni e di Dio, la donna ha, nel Corano, una posizione uguale a quella dell'uomo. Dopo avere affermato «Dio ha creato l'uomo e la donna da una persona

 

sola» (LUI, 45; XCli, 3), il Corano precisa: «Non manderò perduta una sola opera di voi che operate, siate maschi, siate femmine» (IH, 195). «Coloro che fanno una buona azione, uomini e donne, entreranno nel Giardino e Ivi provvidenza avranno» (XI, 4O). «Chiunque, maschio o femmina, opererà il bene, e sarà credente, entrerà nel Paradiso e non gli sarà fatto torto nemmeno per una scalfittura» (IV, 124). «Gli uomini avranno la sorte che si saranno meritata con le loro azioni e le donne avranno la sorte che sì saranno meritata con le loro azioni» (IV, 32). Insomma nel Corano a riguardo della fede vi e simmetria verticale tra uomo e donna. 
Le due usanze menzionate nel Corano e che rappresentano per la legislazione moderna la "pietra dello scandalo" nelle battaglie giuridiche per la loro modifica o abrogazione, sono la poligamia e il ripudio. Il passaggio cui viene fatto riferimento per giustificare la poligamìa e alla sura IV, w. 2-3, ma è un passaggio controverso. Il Corano dice: «Date agli orfani i loro beni [...] non incamerate i loro beni ai vostri, che questo è peccato grande; se temete dì non essere equi con gli orfani, sposate allora di fra le [un'altra traduzione dice: di fra loro] donne, come vorrete, due o tre o quattro, ma se temete di non essere giusti con loro, sposatene una sola [...] che questo è meglio per voi». Gli abolizionisti moderni della poligamia osservano che il suggerimento di sposare più donne sembra riguardare la preoccupazione di garantire nella tribù la protezione delle orfani e che, in realtà, il Corano per essere "giusti", e potere come da legge adempiere al mantenimento, consiglia di «sposare una sola donna». Va ricordato che il Corano, in quanto proibisce ogni relazione sessuale al di fuori del contratto matrimoniale, ammette il divorzio. In casi specifici (la legislazione dirà: per maltrattamenti aggravati, Impotenza del marito, abbandono, non mantenimento, ecc.) lo può richiedere la donna. Ma è la facilità con la quale il matrimonio viene annullato dall'uomo con una solenne dichiarazione unilaterale di ripudio che lo rende giuridicamente un'istituzione insicura e ingiusta, che le legislazioni moderne, oggi, tentano di normalizzare, a garanzia della donna e dei figli.
Ai sostenitori del principio del diritto positivo, al riformatori "modernisti", agli esegeti di una trasformazione dall'interno dei Diritto musulmano -tutte correnti oggi in opposizione non soltanto all'integralismo fondamentalista che vuole far rivivere iI  califfato teocratico ma alle ortodossie giuridiche su cui si appoggiano i diversi regimi politici - si affiancano dunque le voci delle donne. Le battaglie emancipatrici cominciate nel mondo musulmano già agli Inizi del XX secolo ottennero importanti risultati (abolizione dell'obbligo del velo, diritto all'Istruzione, revisioni alla sharì'a e codificazioni dello Statuto della famiglia nel Paesi indipendenti e dotatisi di una Costituzione moderna, ecc..
(da La donna nell'islamismo, a cura di Toni Margini, lega per i diritti dei popoli, Roma 1999)

» (LUI, 45; XCli, 3), il Corano precisa: «» (IH, 195). «» (XI, 4O). «» (IV, 124). «» (IV, 32). Insomma nel Corano a riguardo della fede vi e simmetria verticale tra uomo e donna. Le due usanze menzionate nel Corano e che rappresentano per la legislazione moderna la "pietra dello scandalo" nelle battaglie giuridiche per la loro modifica o abrogazione, sono la poligamia e il ripudio. Il passaggio cui viene fatto riferimento per giustificare la poligamìa e alla sura IV, w. 2-3, ma è un passaggio controverso. Il Corano dice: «Date agli orfani i loro beni [...] non incamerate i loro beni ai vostri, che questo è peccato grande; se temete dì non essere equi con gli orfani, sposate allora di fra le [un'altra traduzione dice: di fra loro] donne, come vorrete, due o tre o quattro, ma se temete di non essere giusti con loro, sposatene una sola [...] che questo è meglio per voi». Gli abolizionisti moderni della poligamia osservano che il suggerimento di sposare più donne sembra riguardare la preoccupazione di garantire nella tribù la protezione delle orfani e che, in realtà, il Corano per essere "giusti", e potere come da legge adempiere al mantenimento, consiglia di «sposare una sola donna». Va ricordato che il Corano, in quanto proibisce ogni relazione sessuale al di fuori del contratto matrimoniale, ammette il divorzio. In casi specifici (la legislazione dirà: per maltrattamenti aggravati, Impotenza del marito, abbandono, non mantenimento, ecc.) lo può richiedere la donna. Ma è la facilità con la quale il matrimonio viene annullato dall'uomo con una solenne dichiarazione unilaterale di ripudio che lo rende giuridicamente un'istituzione insicura e ingiusta, che le legislazioni moderne, oggi, tentano di normalizzare, a garanzia della donna e dei figli.Ai sostenitori del principio del diritto positivo, al riformatori "modernisti", agli esegeti di una trasformazione dall'interno dei Diritto musulmano -tutte correnti oggi in opposizione non soltanto all'integralismo fondamentalista che vuole far rivivere iI  califfato teocratico ma alle ortodossie giuridiche su cui si appoggiano i diversi regimi politici - si affiancano dunque le voci delle donne. Le battaglie emancipatrici cominciate nel mondo musulmano già agli Inizi del XX secolo ottennero importanti risultati (abolizione dell'obbligo del velo, diritto all'Istruzione, revisioni alla sharì'a e codificazioni dello Statuto della famiglia nel Paesi indipendenti e dotatisi di una Costituzione moderna, ecc..(da La donna nell'islamismo, a cura di Toni Margini, lega per i diritti dei popoli, Roma 1999)

Le principali ricorrenze 

Le feste islamiche sono tutte riferite a Maometto, al Ramadan, al pellegrinaggio alla Mecca. Le principali avvengono nel primo, terzo, nono, decimo è dodicesimo mese dell'anno lunare islamico, 'Ashurà'. E’ il Capodanno e si festeggia il 10 di Muharram, primo mese dell'anno. Per tradizione, in tale giorno i credenti si recano in visita ai defunti, in special modo gli Sciiti, che commemorano la morte del figlio di Ali, l'imam Husayn.
Mulud. Il 12 del mese di Rabî si commemora la nascita di Maometto.

Le feste islamiche sono tutte riferite a Maometto, al Ramadan, al pellegrinaggio alla Mecca. Le principali avvengono nel primo, terzo, nono, decimo è dodicesimo mese dell'anno lunare islamico, 'Ashurà'. E’ il Capodanno e si festeggia il 10 di Muharram, primo mese dell'anno. Per tradizione, in tale giorno i credenti si recano in visita ai defunti, in special modo gli Sciiti, che commemorano la morte del figlio di Ali, l'imam Husayn.Mulud. Il 12 del mese di Rabî si commemora la nascita di Maometto.

 

Ramadan e Id al-fitr. Il sacro mese del Ramadan è il nono mese dell'anno. Come abbiamo visto, è un "pilastro" dell'Islam. Per tutta la durata del mese, si digiuna dall'alba al tramonto. All'inizio del decimo mese, Shawwal, il Ramadan si conclude con la festa della fine del digiuno, Id al-fitr, piena di allegria, nella quale si fanno dei regali ai bambini e ai poveri, si organizzano riunioni familiari e si cercano occasioni di riconciliazione e riparazione dei torti fatti ad altri.
Hagg e Id al-Adah. Il pellegrinaggio alla Mecca avviene ai primi giorni del dodicesimo mese dell'anno, Dhu al-Hijja, e si conclude con una festa del sacrificio. Con essa si commemora Abramo, che offrì in sacrificio un montone al posto del figlio.

Prof. Santo Orlando