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l'Ebraismo

a cura della prof.ssa Alessandra Gentile 

 

 

Introduzione

Sacre ScrittureCommenti della BibbiaCorrenti dell'ebraismo
Oggetti liturgiciEbraismo e cucinaFeste religiose 
Culto e luoghi religiosiI ritiIl calendario 
  La Chiesa cattolica e l'ebraismo 
  Glossario 
 

La storia dell'Ebraismo inizia circa quattromila anni fa quando, secondo la Bibbia, Dio si rivolse ad

 

Abramo per stringere un'Alleanza con il suo popolo. Oltre ad Abramo, gli altri due padri fondatori della religione ebraica sono Isacco (figlio di Abramo) e Giacobbe (figlio di Isacco). La Bibbia racconta la storia del popolo ebraico, dalle sue origini fino alla ricostruzione del secondo tempio di Gerusalemme. Essa è stata la prima religione monoteistica documentata, sviluppatasi certamente prima dell'anno 1000 a.C. all'interno delle popolazioni cananee monolatriche.

Sacre Scritture e Monoteismo

Il testo sacro per antonomasia, ma non l'unico nella religione Ebraica, è la Torah, scritta in ebraico, corrispondente ai 5 libri del Pentateuco e contenente le istruzioni impartite da Dio al Popolo di Israele sul Monte Sinai. Essa contiene la descrizione della storia dell'umanità dalla Creazione fino all'arrivo degli Ebrei in Terra d'Israele.  Il fulcro della fede israelitica è la confessione monoteistica (Dt. 6,4: Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno...), che si incentra nella definizione che Dio medesimo offre di sé in Es. 3,14: Io sono l'Essenza dell'Essere: JHWH. Poichè è il nome proprio di Dio ed è santo non si può pronunciare perché l'uomo non è così potente da poterlo pronunciare; per questo viene sostituito con  Adonaj (=Signore) o Elohim(=Dio). Dio è Colui che, pur non mutando nella Sua essenza, accompagna il popolo ebraico in tutte le vicissitudini storiche.

 

La principale conseguenza di questa consapevolezza monoteistica è, in primo luogo, l'idea della signoria di Dio sul mondo e sulla storia, anche se ciò non significa che la realtà terrena non goda di una sua autonomia espressa dal libero arbitrio: anzi, l'uomo ha davanti a sé la scelta tra il bene e il male, e la sua missione consiste nello scegliere liberalmente il bene, cioè la Torah ed i suoi precetti. Il risultato è che la Provvidenza Divina coesiste con il libero arbitrio dell'uomo. Questo legame con Dio s’ instaura nella comunione dell'alleanza, in cui il Creatore e la creatura mantengono, separate, le rispettive identità. Rappresenta il reciproco impegno, per cui all'elezione e alla benevolenza di Dio deve corrispondere, da parte di Israele, l'osservanza delle 613 mitzvòt, i precetti che abbracciano ogni aspetto della vita dell'uomo.

Commenti della Bibbia

In epoca rabbinica, il problema fondamentale dell'Ebraismo diviene quello di preservare la propria identità all'interno di un mondo a volte ostile, che, talvolta, concepisce l'Ebraismo come una dottrina propedeutica alla comprensione del Cristianesimo.

Pertanto, i Maestri si preoccupano di preservare e di attualizzare la Torah orale, ricevuta da Mosè sul Monte Sinai insieme alla Torah scritta, e questa preoccupazione inizia a trovare una sua prima concreta applicazione già nella stesura della Mishnah e del Talmud (babilonese e gerosolomitano). Il termine Mishnah proviene dalla parola ebraica sh n nah, ripetere (da cui studiare, insegnare): "mishnah" (M.) suggerisce ciò che è imparato a memoria, per ripetizione e designa l'insieme della Legge orale e il suo studio (per opposizione a Miqra' che si riferisce alla Scrittura e al suo studio).

Il Talmud (úìîåã) (che significa insegnamento, studio, discussione dalla radice ebraica LMD) è uno

 

dei testi sacri dell'Ebraismo: diversamente dalla Torah infatti, il Talmud è riconosciuto solo dall'Ebraismo, che lo considera come la Torah orale, rivelata sul Sinai a Mosè e trasmessa a voce, di generazione in generazione, fino alla conquista romana. Il Talmud fu fissato per iscritto solo quando, con la distruzione del Secondo Tempio, gli ebrei temettero che le basi religiose di Israele potessero sparire.Sempre in questo periodo si assiste alla stesura dei primi midrashim che, come la Mishna, ma soprattutto come il Talmud, contengono parti di Halakhah e parti di Haggadah ossia di tradizione esegetica ed omiletica, che si esprime per mezzo di racconti, basati (a volte in maniera molto libera) sul testo biblico, e aventi il compito di illuminarne i significati più reconditi. Midrash (plurale Midrashim) è un sostantivo derivante da "darash" che, nell'Antico Testamento (AT) e a Qumrân, significa soprattutto ricercare, scrutare, esaminare, studiare.

Correnti della fede

Quattro sono le principali correnti dell'Ebraismo:

  • Ebraismo riformato: nato in Germania nel XIX secolo, si è ben presto diffuso negli Stati Uniti. Per gli ebrei riformati è divino solo il contenuto spirituale-religioso della Scrittura; rifiutano l’ispirazione verbale del testo e l’idea di una rivelazione come irripetibile fatto storico. Hanno un culto molto semplificato con l’adozione delle lingue locali al posto dell’ebraico. Anche la celebrazione del Sabato è generalmente abbandonata a favore di un culto domenicale, con l’uso della musica d’organo. Nel tempo si è diviso in numerosi rami, più o meno aderenti alle tradizioni ebraiche, fino, nei casi estremi, a rinunciare al riposo sabbatico e all'accettazione di un Messia (Unto), mantenendo comunque l'attesa di un Messia futuro.

  • Ebraismo ortodosso (chiamato anche neo-ortodossia): credono nell’origine divina della

     

    torah, ritengono intangibili i precetti rabbinici, esigono l’osservanza rigorosa di tutte le leggi rituali con minimi adattamenti alla vita  moderna. Largamente presente in Israele, la frangia ultra-ortodossa costituisce la base del moderno fondamentalismo ebraico. L'ebraismo ortodosso è largamente maggioritario in Israele e nei paesi della Diaspora. 

  • Ebraismo conservatore, anche detto liberale, nato in Germania nel XIX secolo. Questa corrente è una via di mezzo tra il movimento riformato e quello ortodosso.   Rispetto a quest’ultimo  ha però modificato importanti punti, specie della tradizione liturgica - il più eclatante dei quali è la preghiera comune tra uomini e donne. 

  • Ebraismo ricostruzionista: fondato negli Stati Uniti dal rabbino Mordecai Kaplan e dalla rabbina Ira Eisenstein si caratterizza da una forte somiglianza con l'Ebraismo riformato, da cui però si differenzia per una maggiore considerazione dell'aspetto tradizionale. Il movimento, che riconosce la parità tra uomini e donne, si fonda sui principi della democrazia.

Oggetti Liturgici

Tra gli oggetti liturgici e culturali più importanti nella religione ebraica vi sono: 

  • Menorah, candelabro 'a sette bracci' ( anche a "due bracci"), simbolo ebraico presente

     

    in tutte le residenze degli Ebrei e in tutte le sinagoghe. Si collega ad un passo biblico (Es 25,31) in cui si prescrive di ottenere dalla lavorazione di un unico pezzo di oro un candelabro a sette bracci, ciascuno dei quali terminate in un calice a fiore di mandorlo. I calici contenevano lumi ad olio. Viene acceso il Venerdi sera per celebrare il Sabato, giorno sacro per il popolo ebraico;

  • Mezuzah, pergamena affissa (generalmente dentro un

     
    Mezuzah

    piccolo contenitore) agli stipiti delle porte e contenente due brani dello Shema (preghiera fondamentale dell'ebraismo, da recitare ogni giorno al mattino e alla sera), proprio quelli contenenti il precetto della Mezuzzah.

  • Tefillin, conosciuti come filattéri, sono scatole nere di cuoio indossate sul braccio e


    Tefillin 

    sulla fronte per mezzo di cinghie di pelle. Esse contengono le pergamene con i quattro brani della Torah che citano questo precetto.

  • Kippah, il copricapo indossato dagli Ebrei maschi.

     

  • Talled, scialle in tessuto bianco con fasce, spesso di colore scuro, caratterizzato da quattro lunghe sfrangiature di tessuto alle estremità, chiamate Tzitzit. La versione grande è portata durante la preghiera del mattino, quella piccola è indossata quotidianamente.

  • Hannukiah, plurale Hannukkioth, candelabro ad 'otto bracci' utilizzato per accendere i


    Ebreo con il Talled 

    lumi durante la celebrazione della festa di Hannukkah (Festa delle luci)

  • Maghen David (traduz. Scudo di Davide), stella composta dall’intreccio di due triangoli sovrapposti:uno con il vertice verso l’alto,rappresenterebbe l’elemento femminile e l’acqua,l’altro con il vertice verso il basso rappresenterebbe l’elemento maschile e il fuoco E’ presente nella bandiera dello Stato di Israele insieme alle

     

    fasce blu del Talled, ed è diventato il simbolo del Sionismo fin dai primi congressi a cavallo tra XIX e XX secolo.

Ebraismo e cucina

La Casherut è una serie di regole alimentari prescritte dalla Torah. Esse costituiscono un corpo di normative molto complesse, che forma il fondamento dell'alimentazione dell'ebreo, a casa come all'esterno. Il termine "kasher" significa "puro". Innanzitutto vediamo quali sono gli animali, gli uccelli e i pesci permessi. Gli elenchi sono contenuti nella Bibbia, nel capitolo 11 del Levitico, e alcuni vengono ripetuti nel capitolo 14 del Deuteronomio. Sono permessi soltanto gli animali ruminanti con gli zoccoli divisi, in sostanza: mucca, pecora, capra e cervo, ma non maiale, cammello, cavallo o coniglio. Poiché è impossibile identificare con certezza tutti gli

 

uccelli elencati, i rabbini permettono di mangiare soltanto quelli ritenuti kasher per tradizione, come l'anatra, l'oca, il piccione, il pavone e il pollame domestico. Si possono mangiare tutti i pesci con squame e pinne: sono pertanto esclusi molluschi e crostacei (polpi, frutti di mare, granchi ecc.), oltre alle anguille, al pescecane e alcuni altri pesci che si ritiene non abbiano le squame "giuste". Certi tipi di locusta sono permessi a chi è in grado di identificarli. Tutti gli animali, anche quelli permessi, non sono ritenuti kasher se non vengono uccisi con il metodo noto come shechitah. Lo shochet, che per eseguire la shechitah deve avere il permesso del rabbino, mozza con un coltello la trachea e l'esofago dell'animale, e cosi facendo recide le arterie principali causando una perdita di coscienza praticamente istantanea.

Feste religiose

L’elemento essenziale della storia dell’insegnamento ebraico si ritrova nelle feste religiose, attraverso le quali si trasmettono, di generazione in generazione, mediante racconti, gesti, cibi simbolici e canti, le tradizioni ebraiche.

Rosh Hashanah “Festa dell’anno”: E’ il Capodanno ebraico, inaugura i dieci giorni di penitenza prima dello Yom Kippur. Si celebra fra l’uno e il due di Tishri,ricorda la creazione e il giudizio del mondo da parte di Dio. La festa è aperta con il suono dello shofar ,il corno di montone,le cui quattro note differenti alludono alle diverse età della vita umana.

Yom Kippur “Giorno dell’espiazione”. Considerato il giorno più sacro dell’anno si mantiene un


Il sommo sacerdote durante
i riti di espiazione dello Yom
Kippur 

rigoroso digiuno per venticinque ore,accompagnato da un profondo esame di coscienza. Gli Ebrei domandano perdono a coloro che hanno offeso.

Sukkoth “Festa delle capanne”. Si celebra il 15-21 di Tishri e dura una settimana. Festa che affonda le sue radici nel mondo agricolo-pastorale.Il popolo ebraico ricorda quando per quarant’anni era pellegrino nel deserto e come Dio fu provvido nei suoi confronti. Dato che allora Israele viveva in capanne,vengono costruite delle stesse in giardino  e lì si consumano i pasti.

Simhat Torah “Gioia della Torah”: Alla fine di Sukkoth, e per segnare il termine della lettura annuale completa della Torah, i rotoli della Torah vengono portati in processione attorno alla sinagoga, danzando e cantando.

Hanukkah “Inaugurazione”: si celebra a dicembre. Nel II secolo a.C. Giuda Maccabeo vinse il tiranno greco Antioco, che aveva costretto gli Ebrei ad abbandonare la loro religione. Il Tempio di Gerusalemme, abbandonato dai fedeli e profanato, fu di nuovo consacrato. La lampada,posta al suo interno, aveva solo pochissimo olio a sua disposizione, fu accesa e miracolosamente brillò per otto giorni. Questa festa si celebra per ricordare la costanza della fede ebraica durante le persecuzioni, quelle antiche e quelle più recenti.

Purim “la festa delle sorti”: celebrata tra febbraio e marzo. E’ la festa che celebra la storia di Ester, la regina ebraica del re persiano Assuero,re di Persia. Essa salvò, con grande determinazione, il suo popolo, dalle trame del malvagio Aman, ministro del re. E’ usanza trascorrere la festa in atmosfera carnevalesca mangiando anche dolci speciali.Il rotolo delle vicende di Ester viene letto ad alta voce, in sinagoga, ed ogni volta che si pronuncia il nome del malvagio Aman, tutti i presenti gridano e fanno rumore contro di lui, quasi come per scacciare la sua presenza.

Pesach (Pasqua) “passaggio”:, con riferimento al passaggio dell’angelo sterminatore della decima piaga. Si trattava originariamente di una festa agricolo-pastorale relativa alla celebrazione della nascita  e del primo  raccolto di cereali,che in seguito venne collegata a determinati eventi della salvezza ebraica: liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Lo svolgimento della cena è minuziosamente regolato (seder=ordine): durante il pasto si legge l’Haggadah (il racconto),una

 

raccolta di brani biblici e di salmi che rievocano la liberazione dalla schiavitù d’Egitto; una coppa di vino passa più volte dai commensali, accompagnata da benedizioni o preghiere di ringraziamento a Dio. Anche le portate della cena hanno un significato simbolico: l’agnello ricorda quello sacrificato per la prima Pasqua;pane azzimo (non ebbero il tempo di farlo lievitare)ricorda che  la fede in Jhwh non deve gonfiarsi d’orgoglio;erbe amare ricordano l’amarezza della schiavitù; uovo sodo è il simbolo del sacrificio nel Tempio; haroseth è una miscela di fichi secchi tritati,noci e vino rosso ad indicare i mattoni utilizzati per edificare le città del faraone.

Shavuot "festa delle settimane": dura un giorno e si celebra il 6 del mese di Siwan, cinquanta giorni dopo la Pasqua. Nella torah è una ricorrenza legata al mondo agricolo e pertanto è un momento di gioia verso il Signore per il raccolto. Durante la festa la sinagoga  viene ornata con verdure,fiori e piante, consumando cibi a base di latticini. Vengono lette le Dieci Parole e alcuni ebrei trascorrono l’intera notte in preghiera e meditazione.

 

Culto e luoghi religiosi

Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. numerosi rituali furono incorporati presso la  sinagoga. Oggi presso quest’ultima si tengono anche  lezioni,si trovano gli uffici comunitari e i servizi per la comunità. Gli edifici sono costruiti rivolti verso la città di Gerusalemme e l’armadio a muro, contenente i rotoli della legge è chiamata arca. Davanti


L'interno della sinagoga di Gorizia 

l’armadio pende una lampada perpetua che rievoca la funzione dell’antica lampada che ardeva perennemente nel Santuario, rappresentando la luce spirituale della Torah. La preghiera è contemplata come “servizio del cuore”. Include lo Shema Israel e l’Amidah. Ogni singolo credente prega ogni giorno tre volte: mattina,pomeriggio e sera. Il momento più profondo della preghiera ebraica è durante la festa del sabato,giorno di riposo totale e di astensione da qualsiasi lavoro.

I riti

La vita di un pio ebreo è segnata da antichi riti religiosi che lo accompagnano dalla culla alla tomba.

La nascita: è segnata dalla circoncisione, antica miztva che risale ad Abramo ed è segno dell’alleanza con Dio. E’ praticata a tutti i maschi entro l’ottavo giorno. Per le bambine non è previsto nessun rito, però, in particolare nelle comunità riformate, è prevista una benedizione in sinagoga.

L’iniziazione alla comunità: il primo sabato dopo il tredicesimo compleanno viene celebrata, per i ragazzi, il Bar mitzvah, una cerimonia nella quale il ragazzo dopo aver letto la torah in sinagoga,entra ufficialmente a far parte della comunità. Per le ragazze, nelle comunità riformate, si celebra una festa simile: il Bat mitzvah. Si tratta di riti di passaggio.

Il fidanzamento: il Kiddushin, nel quale, alla presenza dei testimoni, lo sposo dona un anello alla sposa e dice ”tu sei la mia sposa promessa attraverso quest’anello,secondo la legge di Mosè e d’Israele”.

Il matrimonio:  detto nisiun il cui svolgimento avviene in sinagoga. Gli sposi in piedi sotto il baldacchino, detto chuppa, vengono benedetti. Durante la cerimonia, lo sposo, gettandolo per terra, rompe un bicchiere per ricordare anche durante un giorno di gran festa la distruzione di Gerusalemme.

La morte: l’ultima preghiera recitata è lo Shemà. Una volta avvenuto il decesso i parenti si lacerano gli abiti (o simbolicamente una fascia). Gli ebrei ortodossi praticano la sepoltura, mentre quelli riformati accettano anche la cremazione. Il lutto prosegue per un mese. Sulle tombe non c’è l’usanza di portare fiori, ma si pone in segno di ricordo una piccola pietra.

L'anno ebraico

La luna e le sue fasi bizzarre e ricorrenti affascinarono in modo particolare nei tempi antichi i nostri avi, che, appunto basandosi su di queste, determinarono la divisione del tempo. L'anno ebraico è dunque un anno lunare e si basa sulle lunazioni, cioè il periodo in cui la luna passa attraverso tutte le sue varie fasi. Il mese perciò dura 29 o 30 giorni. L'anno ebraico è composto di dodici mesi. Per adeguarsi all'anno solare, usato dai popoli tra cui viviamo, e formato da 365 giorni, circa sette volte in 19 anni, viene aggiunto un tredicesimo mese detto Vaadàr o Adàr Shenì. L'anno di 13 mesi viene chiamato "embolismico" e quello normale peshutà.

Il primo giorno del mese e il trentesimo del mese precedente, se c'è, si chiamano Rosh Chòdesh, capo mese, e sono giorni per certi aspetti festivi. Gli anni ebraici partono dalla "creazione del mondo" secondo l'era ebraica.

Il capodanno si chiama:

  1. Rosh Hashanà, che segna l'inizio dell'anno civile e cade il primo di Tishrì. Nella Torà, però, Nissàn è considerato il primo mese, in quanto gli Ebrei, in questo periodo, uscirono dalla schiavitù d'Egitto, diventando un vero popolo. Il primo di Nissàn è quindi chiamato: 

  2. Rosh Hashanà lamelakhìm velaregalìm (per i re e per le feste) ed è considerato il capodanno religioso.

  3. Rosh Hashanà lailanòt, che cade il 15 di Shevàt; è il capodanno degli alberi, e segna l'inizio dell'anno agricolo.

I mesi del nostro calendario sono: Tishrì: (sett.-ott.)-  Cheshvàn: (ott.-nov.) - Kislèv: (nov.-dic.)-  Tevèt: (dic.-gen.)-  Shevàt: (gen.-feb.) -Adàr: (feb.-mar.)  -Nissàn: (mar.-apr.) - Lyyàr: (apr.-mag.)- Sivàn: (mag.-giu)-Tammùz: (giu.-lug.)-  Av: (lug.-ago.)  -Elùl: (ago.-set.). 2° Adar soltanto negli anni di tredici mesi.

La Chiesa cattolica di fronte all'ebraismo

Oggi si è consapevoli che non si può comprendere la figura di Cristo se la si sradica da Israele.Questo concetto è stato ribadito da Giovanni Paolo II visitando la sinagoga di Roma e

 

riconoscendo gli ebrei i “fratelli maggiori dei cristiani”. Il concilio VaticanoII nella dichiarazione conciliare Nostra Aetate ha rivalutato il comune cammino di salvezza,rappresentato dall’Antica Alleanza,figura ed anticipazione di quella realizzata da Cristo. Dalla valutazione di ciò che accomuna le due esperienze di fede,nasce un dialogo ricco ed approfondito  sulla “storia della salvezza”.Tale avvicinamento mantiene i caratteri e la specificità di ciascuno e porta ad un approfondimento proficuo della propria identità. Sulla base del dialogo e dell’incontro,la Chiesa rilegge il passato e il rapporto con gli Ebrei,fondandolo sul pieno rispetto 

Glossario [pdf], Prof. F Bonanno